“Il Dante che non ti aspetti: Giovanni Succi”,
con Manuel Agnelli, Radio24 (23/03/2025).
Racconto il Dante che non ti aspetti, non si esce annoiati o indifferenti dale mie serate intorno alle Rime Petrose. Ne parlo in questo podcast su Radio24, o in questa intervista su ROLLING STONE in risposta alle dichiarazioni su Dante dell’allora Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (gennaio 2023).
Scarica il PDF dello spettacolo “L’Arte del Selfie nel Medioevo”.
Le Rime Petrose.
Nel mare magno dei sui scritti la mia personale briciola di approfondimento e divulgazione si è concentra col tempo (gli ultimi trent’anni circa) sulle Rime Petrose, che fotografano un particolare momento di transizione nella vita e nella produzione dell’autore.
Quattro canzoni per Pietra.
Per me fu amore a prima vista. A quelle ho dedicato nel tempo diversi incontri condotti a vari livelli di approfondimento.
Ultimamente concentro la narrazione in pubblico sulla prima e sulla quarta canzone, con l’obiettivo di inquadrarle in un contesto reale, quello di un tizio medievale in carne ed ossa, di renderle fruibili (non lo sono più, serve un medium) e godibili (lo sono ancora, ma dipende dal medium). Lo faccio condividendo una passione contagiosa come la peste. Anche tu che scolasticamente lo odi(avi), forse apprezzerai; o magari capirai che probabilmente lo/la stronzo/a era il/la prof., non Dante. La mia scommessa è questa e – guarda un po’ – la vinco sempre.
Approcci diversi.
Quello cattedratico dei circoli accademici, o quello dell’obbligatorietà scolastica, che insegna alla nazione come odiare Dante a prescindere, sono approcci molto validi, che generano pregiudizi fondati sulla noia, eternando una serie di triti luoghi comuni duri a morire.
L’approccio accademico immagina di rimediare ai danni dell’approccio scolastico. Entrambi danno spesso per scontato tutto ciò che alla fine del XIII scontato non era, trascurando magari di evidenziare i punti focali che rendono la personalità e l’Opera dantesca straordinari non per dogma, ma per primati e risultati ad oggi insuperati a detta di chiunque si cimenti, da secoli, in quella strana forma di rappresentazione di sé e del genere umano comunemente nota con il nome di letteratura.
“L’arte del selfie nel Medioevo”.
Letteratura, arte figurativa fatta a parole. Selfie ante litteram. Esisteva anche prima del telefonino, prima della fotografia e prima che la tecnologia mettesse le due cose insieme massificandole ad un costo accessibile, collegandole in rete.
In questo show condotto a braccio, tra teatro senza copione (comedia dell’arte) e canzone, vi presento un tale (Dante) e con la scusa mi rappresento anch’io (come chiunque).
Vi canto qualche pezzo e ci facciamo un bagno in quell’oceano del tempo, che forse va dal primo selfie (quale?) al tabù medievale dell’auto-rappresentazione (infranto da Dante grandiosamente); fino all’auto-rappresentazione quotidiana di massa alla quale ci sentiamo devotamente chiamati all’edificante culto di noi stessi.
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