Giro con ghiaccio 2018.

L’Amaro Succi, no ahimè, non sono io a produrlo (me lo chiedete in molti, la risposta è sempre questa). Io scrivo canzoni, racconto storie. È grazie alla collaborazione con Erba Volant se l’Amaro Succi è tornato ad essere una realtà dal settembre 2017, dopo una breve parentesi di circa 70 anni.

Com’è successo?

Raccontai la storia dell’Amaro Succi circa un anno fa su questo blog. Erba Volant mi propose di ridare alla storia una prospettiva reale, ritenendo buona l’idea, il nome e l’unicità della vicenda e dei personaggi.

Cardo Gobbo di Nizza Monferrato.

La formula era semplice, in teoria: prodotti locali e zero dolciastro. Ma tra teoria e pratica la distanza è pari a quella che separa la terra dalla luna. E a proposito di terra e famiglia, il cardo, gobbo o storto, o spadone ricurvo, è della famiglia dei carciofi (come noi, del resto) e in natura sarebbe dritto… Ma non esiste un approccio piemontese al mondo che non sia almeno contorto.

Prendi un ortaggio, trattalo male.

Infatti siamo noi, da queste parti, a piegarlo il cardo, ricacciandolo sotto terra, sotto la sabbia del Belbo (anche dalle alluvioni si impara qualcosa), per nasconderlo dalla luce e farlo diventare più pallido e – se possibile – ancora più amaro.

Poi lo affogheremo nella bagna cauda, il nostro piatto tipico a base di olio, aglio e acciughe; dalla notte dei tempi non avendo il mare, ci ammazziamo di acciughe. Non produciamo manco l’olio, solo l’aglio. (Quindi senza Liguria niente bagna cauda). Ma non esiste un approccio piemontese al mondo che non sia almeno complesso. Contorto e complesso. Siamo fatti così.

(Per me il massimo sarebbe stato infilare nell’Amaro pure le acciughe).

(No, l’aglio no).

Si! Può! Fare!!

Dopo mesi di alambicchi e sperimentazioni, abbiamo riportato a nuova vita un prodotto che era puramente virtuale nei nostri ricordi di famiglia; i F.lli Succi smisero di produrlo definitivamente almeno vent’anni prima che io nascessi, quindi ovviamente non l’avevo mai assaggiato, era solo un’idea; un mito di famiglia, una sorta di blasone perduto, un diploma dell’Ottocento, una filigrana che da un passato remoto di bisnonni, arrivava fino ai nostri padri, al primo dopoguerra, e sembrava finita lì.

diploma 01.jpg
Diploma Circolo Enofilo Italiano, Roma 1896, Amaro Succi.

Che storia.

Così, per tutti questi motivi ancestrali, molto tempo prima che si avverasse questa storia, decisi di farne una metafora e di intitolare “Con ghiaccio” il mio primo album di inediti a nome Succi. Alludevo a un approccio più easy ad una mia sostanza amara (la mia), ma eventualmente allungabile, gustabile anche fresca.

– In questo caso il ghiaccio ce lo ha messo Ivan Antonio Rossi (già con Baustelle, Giovanni Truppi, Virginia Miller ecc.) che ha prodotto l’album con un approccio senza dubbio più Pop di quanto non fosse mai accaduto in passato…

Ma quando a febbraio 2017 promettevo “assaggerete”, intendevo la musica, mica il liquore. Non immaginavo. E poi caso volle che Erba Volant, da lì a qualche mese, ne riproducesse la ricetta e così su quel ghiaccio possiamo versarci l’Amaro Succi per davvero. Con grande soddisfazione.

(Questione privata. Per chi avesse letto quel post, l’epilogo è – ovviamente – dal retrogusto amaro. E cioè no, padre mio che ti chiamavi Pio, nemmeno ‘sta volta, nemmeno resuscitando l’Amaro… È tutto pari a prima).

Te la racconto.

Sicché. Molti a fine concerto mi chiedono tutta la storia; averla racchiusa in poche righe non mi toglierà il piacere di raccontarvela ancora. Eccola, la riporto qui sotto in bella forma.

A proposito: la prossima occasione? Milano, il 14 marzo, Campo Teatrale alle 21:30. Che te ne fai di un mercoledì sera? Ti aspetto e se vuoi te la racconterò ancora. E ci facciamo un amaro grazie a Erba Volant.

Senza titolo-1

Giuseppe Succi e Pio Succi, cugini fraterni di tutta una vita, avevano meno di vent’anni quando l’alluvione del 1948 (né la prima né l’ultima) sommerse Nizza Monferrato da cima a fondo.

Gli alambicchi della premiata ditta F.lli Succi in via Gioberti, che fecero la fortuna dei nonni, furono da allora e per sempre dei rottami, ma non se ne liberarono mai. Un bel giorno, dicevano, sarebbero tornati a fare l’Amaro.

Vissero fino all’alba del nuovo millennio ma quel giorno non arrivò. La ricetta era lì, tramandata a carboncino sul retro di una porta. Quando negli anni Sessanta la ditta si trasferì in via Mario Tacca (fuori dal centro di Nizza Monferrato), non trascrissero la ricetta: traslocarono i rottami e la porta.

Rimaneva ancora un diploma, affisso in ufficio, datato Roma, 1896: all’Amaro Succi, Esposizione Enofila Italiana, Menzione d’Onore. Prima attestazione ufficiale di un prodotto già distribuito da tempo con i mezzi dell’epoca.

Nel 2017 questa storia incontra Erba Volant, che ha ridato sostanza liquorosa e sensoriale ai nostri ricordi di famiglia, ispirandosi a quell’infuso ancestrale, a base di erbe balsamiche e Cardo Gobbo di Nizza Monferrato.

27355733_10215628448485226_1311111742516071516_o