Ancora lui. Giovanni Succi il digiunatore di fine Ottocento, l’artista della fame che ispirò un racconto a Kafka, qui di seguito ritratto bello pasciuto, nella casa in cui fu murato, con la sua bottiglia di amaro: un intruglio miracoloso brevettato (…solo parzialmente a base di oppio). Ne conservo alcune bottiglie e qui viene il messaggio (criptico, certo): a primavera ne offro un assaggio. Un viaggio pazzesco, promesso.
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Una questione privata.
Padre mio, che per bizzarria ti chiamasti Pio, tu refrattario com’eri a chiese, santi e bigotti: ma l’Amaro, te lo ricordi? Quanto mi hai rotto i coglioni da vivo. Il tuo invito insistente, la svolta brillante ai frangenti più duri, ad ogni stagione, la soluzione delle soluzioni: “…a fuma l’Amaro!” (…facciamo l’Amaro, nel tuo piemontese astigiano, come quel nostro pseudo antenato famoso, quel tale di Cesenatico, di cui all’anagrafe – per puro caso – mi rendesti omonimo, come anche mio nonno).
L’Amaro. Sì. Rifarlo da zero, sicuro, con non so quali alambicchi che manco avevamo; ma la ricetta c’è, eccome. (Dove?). Sta scritta sul retro di un quadro, solo ch’è andato perduto. Un appunto abbozzato a matita sulla porta di legno decrepito di un magazzino vetusto perduto nel tempo. Che ci vuole: fabbrichetta in giardino. Il nonno faceva anche i sifoni del seltz per l’Amaro. Rifacciamo l’Amaro da capo. E lo chiamiamo Succi.
Come no. Ciminiera fumante il giorno e la notte sul magazzino a coda di drago, e dal portone sul retro ne escono casse d’Amaro, già etichettato, pronto da bere o spedire a New York. Poi tornavi a dipingere, e fino al prossimo periodo critico ciao, chi s’è visto s’è visto.
Padre mio, ti ho sempre preso per pazzo…
Metter su l’impossibile era l’unica cosa da fare.
P.S. Giusto a margine.
Prossimamente sarò all’Aia ed Amsterdam, per letture dantesche, insieme alla danzatrice di Euritmia Gia Van den Akker, frutto dell’apprezzamento delle precedente esperienza analoga in Germania, per cui si replica in Olanda. Ma questo giusto a margine.
Ancora le Rime Petrose, un progetto sperimentale di un Alighieri Dante trentenne: capite bene che, malgrado la fama dell’autore, in Italia fatichi non poco a prendere piede. Ma questo giusto a margine.
Essendo io musico, poi, è dura prender sul serio la cosa, capisco – mea culpa: i titoli accademici non li sbandiero affatto e anzi, all’occorrenza mi ci soffio il naso. Utilissimi quindi. Il Ministro dell’Istruzione dell’attuale Governo (febbraio 2017, vedete voi quale) pare abbia per certo la Licenza Media: io non di meno, con voto eccellente, dovrei essere a posto. Ma questo giusto a margine.
Certo, ho provato a proporre questo interessante progetto sulle Rime Petrose alle alte sfere (…diciamo appena al di fuori dei Circoli Arci); ma essendo che alla fin fine non mi manda nessun Picone, ci sarà da aspettare. Ma questo giusto a margine.
Pace, tempo ne ho (credo) e prima o poi conto di farcela; e anche questa storia (forse) a qualcuno riuscirò a raccontarla. Giusto a margine.
